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Cazzano di Tramigna

Provincia di Verona - Regione del Veneto


Contenuto

Cenni storici

CENNI STORICI

 Geografia, etimologia, storia

 

Cazzano di Tramigna dista 23 chilometri da Verona. Rispetto al capoluogo è in posizione nord-est. Per raggiungerlo si può prendere l' autostrada A4 Brescia - Padova ed uscire al casello Soave - San Bonifacio (a circa 10-11 km da Cazzano); seguire le indicazioni per Cazzano di Tramigna (strada provinciale 37/a "dei ciliegi").

Come giurisdizione ecclesiastica il comune di Cazzano di Tramigna appartiene alla diocesi di Verona ed ha, nel suo territorio, tre parrocchie: San Giorgio martire (a Cazzano), San Bernardo abate (a Campiano) e Sant'Antonio abate (a Costeggiola).

Etimologia

Per prima cosa iniziamo a parlare del toponimo di Cazzano, argomento di particolare interesse in quanto le interpretazioni sono varie e tutte giustificabili da un piano etimologico:

a) Può essere derivato da Catianum ovvero proprietà della gens (famiglia) Catia, gens attestata da una pietra tombale trovata nella vicina Soave.

b) Oppure da Cassianum ovvero proprietà della gens Cassia (e la medesima lapide tombale soavese già citata parla di una certa Cassia Maxima).

c) Si propone il nome di Cadanum, affine a Gadanum, derivato di Gadum ovvero luogo boschivo di caccia, già presente in alcuni toponimi del veronese (Gazzolo, Gazzo Veronese) e nello stesso comune cazzanese (località Gadi); a questa ipotesi si è attenuto chi volle un cervo come simbolo del comune (il cervo è un emblema di caccia).

d) Si è pensato anche ai Catti , popolazione germanica che avrebbe potuto seguire vari invasori o conquistatori.

e) Infine c'è un Cadianum,luogo di "mutatio" (ovvero di cambio dei cavalli) sulla via Postumia, che può essere sia la derivazione di Catianum che di Cadanum; la curiosità è che questo Cadianum appare nell'opera dell' anonimo Burdigalense che descrisse il suo viaggio da Bordeaux fino alla Terra Santa. L'unico problema in tale teoria è il tracciato (ipotetico) della Via Postumia che passava molto più a sud di Cazzano.

Nel 1867, per Regio Decreto dovuto alla volontà di distinguere Cazzano da altri paese omonimi in Italia e ad una maggiore qualificazione geografica, al paese fu aggiunta la dicitura " di Tramigna", dal nome del fiumicello omonimo che nasce dalla risorgiva (il "Lago della Mora" o "Fontanone") ubicata nel centro del paese. Molto probabilmente sia il fiume Tramigna che il torrente Tramignola (o Tramegnola o Tromegnola) hanno assunto il nome dalla valle.

Tre sono le interpretazioni sul nome Tramigna:

a) deriverebbe da " inter moenia" ovvero tra i castelli di Illasi, della Bastia (monte ad est del paese, sul confine con Montecchia di Crosara), di Castelcerino e di Soave; è poco attendibile l'uso del termine moenia per i castelli medievali sui monti; inoltre, nella provincia veronese, esiste un'altra Val Tramigna (nel comune di Badia Calavena) nella quale non vi sono castelli;

b) più probabile è l'ipotesi della Vallis Terminea ovvero della valle Terminale, confine tra la Diocesi di Verona e di Vicenza, confine amministrativo in epoca romana (se si pensa che le diocesi ricalcano i confini dell'influenza di una città sulla campagna circostante).

c) Il nome Tramigna potrebbe derivare sempre da "Valle che Termina". Unica valle della Lessinia che termina ad una quota altimetrica inferiore ai 700 metri e cioè sotto il limite di altitudine considerato montagna.

Storia

La presenza romana nella valle è attestata da epigrafi ed anche da alcuni toponimi: un esempio è il monte Sensenigo (da Cercenicus). Delle cinque epigrafi, di cui si è occupato anche il Mommsen, due provenivano dalla contrada Roito (una è andata persa, l'altra si trova attualmente nel Museo Archeologico di Verona), mentre delle tre presenti nella chiesa parrocchiale ne rimane soltanto una (le altre due sarebbero andate perdute), ritrovata durante i recenti lavori di ristrutturazione e murata in una cappella dell'edificio sacro. Non si hanno molte altre notizie, salvo la certezza che Cazzano faceva parte dell'Agro Veronese cioè del territorio alle dipendenze di Verona.

Dopo la presenza romana cala il silenzio; probabile la presenza dei Longobardi (ipotesi della doppia pieve – cattolica e ariana- di Illasi) deducibile anche dalla scelta di San Giorgio come santo patrono (i Longobardi avevano una devozione particolare per i santi “guerrieri”).

Nuovi documenti riguardanti il paese appaiono intorno al Mille e riguardano l' antipapa Cadaloo che aveva possedimenti nella “Valle Treminianense” già nella prima metà del sec. XI. Successivamente (1239) sono attestati i possedimenti in valle del monastero benedettino di San Zeno in Verona. Sempre nel '200 abbiamo la testimonianza della presenza di mulini nella valle di Cazzano ed appartenenti al monastero benedettino di San Pietro in Badia Calavena. Nonostante le fonti, non sappiamo a quale giurisdizione civile appartenesse Cazzano nel XIII secolo: forse era considerato, con Illasi, villa del Comune di Verona.

Le vicende politiche riguardanti il castello d' Illasi che, possente, guarda dall'alto, verso oriente, la Val Tramigna portarono scompiglio anche a Cazzano: si sa che quando i da Carrara (che avevano strappato il dominio della terra veronese ai Visconti) vennero minacciati dalle truppe veneziane, bruciarono il castello e con esso gran parte delle case nei dintorni (e Cazzano non è così lontano). Venezia, instaurando il suo dominio plurisecolare sul veronese (1405- 1797) fece restaurare il castello illasiano il quale, nella guerra tra la Serenissima e i Visconti milanesi, fu circondato da questi ultimi; il capitano Tobiolo del Borgo o di Ledro, insediato dalla potenza lagunare nella fortezza, fu costretto a cedere di fronte alle truppe nemiche per il tradimento del suo castellano Antonio da Bresello (1439). L'esercito visconteo, comandato dal condottiero Niccolò Piccinino, riuscì ad impadronirsi di Soave ed occupava la val d' Alpone; Giovanni Pompei d'Illasi, già distintosi per servigi resi alla Repubblica veneta, raccolti dei contadini e riunitili a Tregnago, penetrò nella val Tramigna a nord riuscendo così a piombare sul nemico nei pressi del monte Bastia (dove si trovava un castello). Il condottiero veneziano riuscì così a dar battaglia a Roncà e a costringere il Piccinino a ritirarsi. Grazie a questa impresa il Pompei e la sua famiglia ebbero onori e privilegi tra cui, nel 1509, l'investitura feudale del castello, a metà del XVI secolo la supremazia del Vicariato di Cazzano e il titolo di conti. Questa qualifica portò i Pompei ad ottenere, quasi unici nel veronese, la giurisdizione autonoma dai Rettori di Verona; il diritto di riscossione dei dazi (salvo quello sul sale)e l'amministrazione della giustizia (salvo lo ius gladii) spettavano alla famiglia residente a Illasi. Non mancarono prepotenze e i cazzanesi non si rassegnarono alle angherie dei loro signori tanto che fecero giungere proteste al governo della Repubblica veneta. L'economia cazzanese, sotto i Pompei, era artigianale, un'economia rurale con tutte le insufficiente e le limitatezze che porta. Nel '500 non si ritrovano stanziate , rispetto alla vicina Soave, famiglie della ricca borghesia o della nobiltà; solo molto più tardi qualche nobile famiglia di Verona ebbe villa e proprietà nel cazzanese come gli Stappo, i Giuliari ed i Campostrini. Sotto il dominio veneziano regnò una relativa pace anche perché il paese era tagliato fuori dalle vie principali di comunicazione.

Bisogna aspettare i primi dell'800 per vedere la zona cazzanese coinvolta in un grande dramma come quello delle guerre napoleoniche: nel 1796 i francesi vinsero ad Arcole mentre nel 1805 si registra la rivolta dei contadini veronesi contro austriaci e francesi. L'episodio che tocca più di tutti Cazzano è nel 1809 quando si svolse una battaglia nella Val Tramigna, risoltasi con la vittoria degli austriaci. I mutamenti politici che interessarono Verona si registrano anche per Cazzano, rimasta austriaca dal 1814 al 1866, anno nel quale il Veneto passo al Regno d'Italia.

Il resto è storia recente anche se un episodio va ricordato ovvero la fucilazione di Onilda Spiazzi nel luglio 1944, rea di non sapere dove si era nascosto il figlio per non obbedire alla chiamata della Repubblica di Salò.

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